—Dunque esisti, esisti davvero?—egli disse fermandosi, dritto in piedi a guardarla ancora dall'alto in basso.

—Tu credevi che io fossi sfumata nell'aria?—rispose Nicla, alzandogli in volto gli occhi limpidi.

—Sì, io credevo che tu fossi sfumata!—ripetè Bruno senza sorridere.—Quante, quante volte mi son chiesto in questi ultimi tempi se tu esistevi, o se non eri piuttosto una creazione della mia infanzia fantastica! Ti ricordavo così bella, così dolce, così diversa dalle altre, che avevo paura di rivederti…. Avevo paura di ritrovare una donna placidamente volgare (mi perdoni?), priva di tutte le bellezze d'anima e di persona che la mia imaginazione di fanciullo ti aveva donato…. E invece esisti….

S'interruppe come per assaporar con gli occhi la svelta figura che gli stava innanzi: e Nicla senza civetteria e senza ritrosia si lasciava guardare per rievocare il sogno di lui.

Era veramente, veramente Nicla, dai capelli bruni, dagli occhi scuri intorno ai quali s'era adunata una lievissima ombra di stanchezza che ne aumentava la luce; e il busto forte e agile balzava su dalla curva dei fianchi con tutto lo slancio giovanile dei più freschi anni; pareva fosse rimasta intatta, salvo la piccola ombra intorno agli occhi profondi. E la bocca rosea, finemente disegnata, era essa sola una giovinezza serena, diceva essa sola la purità tranquilla dell'anima.

—Come mi fa bene,—esclamò Bruno, accarezzando d'un tratto la testa della giovane con mano lieve e fraterna,—come mi fa bene rivederti così bella!… Sei ancora la mia Nicla….

Ella rispose, abbandonandosi a quella carezza:

—Sì, sono ancora la tua Nicla! Non mi avevi detto d'aspettarti, che saresti tornato?

—Ti ricordi!—disse Bruno.—È sempre vivo il mio vetturale, Vico
Malerba…?

—È vivo e allegro, e lavora!..