Tacquero un istante; poi Bruno riprese, allontanandosi:
—Perchè tu devi farmi dimenticare. Ho visto troppe cose….
Si fermò passandosi una mano sugli occhi.
—Tu devi strappar dalla mia vita alcune pagine d'orrore. Potrò sedermi ancora ai tuoi piedi, a cuccia, ascoltarti…. E ti dirò io l'antica poesia nostra…. Io la so; e non l'ho mai detta a nessuno, l'ho portata nel cuore per tutti questi anni, insieme al desiderio e al timore di rivederti….
Nicla ascoltava immobile, avvolta ella pure nell'illusione, con un sorriso piccolo sulle labbra, che diceva un piacere infinito.
Parevano essersi staccati, ella e lui, dal mondo, avere obliato il mondo, come se la neve che cadeva ininterrotta in un silenzio mortale avesse drizzato intorno a loro un palazzo candido, un grandioso palazzo di sogni, entro il quale occhio umano non poteva penetrare.
E il palazzo si sfasciò d'un tratto, crudelmente.
Era comparso sulla soglia un domestico. E annunziò:
—La signora è chiamata al telefono
—Chi è?—chiese Nicla, scuotendosi.