S'alzò, s'inchinò e se ne andò.
Duccio Massenti! Aveva un vecchio conto da saldare; ricordava bene ch'egli aveva offesa Nicla in altri tempi; non sapeva come, non sapeva perchè, ma l'aveva offesa.
E gli venne l'idea, non appena fu da Nicla, di parlarne con lei.
Bruno andava da Nicla tutti i giorni, a qualunque ora, spesso trovandola sola, spesso con altre signore giovani alle quali ella lo aveva presentato, dicendo in brevi parole ch'egli era stato il suo fanciullo, il suo protetto; e poichè ne avevano udito parlare più volte, le signore lo accolsero festosamente.
Quand'erano soli, Nicla e Bruno si davano ancora del tu; l'illusione era più forte d'ogni ragionamento; e talora Brunello sedeva ai piedi dell'amica e posava il capo sulle sue ginocchia; ed ella lo accarezzava lievemente.
Egli sentiva ch'ella era sua come aveva promesso; e invece di rallegrarsene. Bruno n'aveva quasi sgomento. Nicla s'abbandonava a lui; s'egli avesse voluto baciarla, accarezzarla, prenderla tra le braccia, ella avrebbe lasciato fare, nella inesperienza della sua anima; non sapeva d'essere bella e desiderabile, o credeva che la sua bellezza fosse così pura agli occhi di Bruno da allontanargli ogni pensiero cattivo.
Bruno la teneva in mano, inerte e arrendevole; ma sentiva la sua bellezza ben diversamente da ciò ch'ella supponeva; e per non atterrirla, si frenava, nascondendo con cura la passione che cominciava a soffiargli nel cuore.
Quando ella gli diceva di appoggiare il capo sulle sue ginocchia, egli tentava di rifiutare; quando ella gli passava le mani sui capelli e sul volto, egli tratteneva un fremito, e con garbo, sorridendo, le allontanava.
—Non mi vuoi più bene?—chiedeva Nicla.
—Sì,—egli rispondeva con voce malcerta.