—Questo non è degno di lei!—obiettò il Salapolli con franchezza.

—Come!—esclamò Bruno sorpreso.

—Ripeto: non è degno di lei!—insistette il Salapolli Ostinato.—Perchè scrivere un poema con un preconcetto? perchè voler che esso dica la gioia e la speranza?… Dica ciò che sente! La penna stilla amaro? E lei scriva amaro! La penna stilla dolce? E lei scriva dolce…. In ogni modo, non scriva falso…! È il grande precetto oraziano.

—Ah, caro Pantalone!—esclamò Bruno.—Se versassi in un libro metà del veleno che ho in cuore, avvelenerei mezzo mondo.

—E tanto peggio per il mondo!—fece il Salapolli, alzando le spalle.—Un capolavoro vale il mondo intero.

—Su, su, vecchio matto!—disse Bruno ridendo.—Tu mi credi capace di scrivere un capolavoro?…

Il Salapolli squadrò il suo allievo, pallido e nervoso, che sembrava divorato da un fuoco interno.

—Eh! Chi sa?—mormorò.

Quindi, arricciando la punta della barba intorno all'indice destro, soggiunse:

—Tutti i capolavori sono nati dalla passione; l'odio, l'ira, lo sdegno, hanno creati i capolavori; la gioia non ha mai creato nulla!