—Vedi come sono savio?

E Nicla gli sorrideva per gratitudine, certa che nessun pericolo li minacciava or mai più.

Il tempo s'era fatto bello; v'eran giornate in cui entrava dalle finestre un soffio di primavera precoce, e dal palazzo Barbano si vedeva il lungo tratto fra via Santa Margherita, piazza della Scala, via Manzoni, tutto scintillante di sole, tutto brulicante di folla; il rumore saliva infaticato a dir che la festosa vita primaverile non era lontana e che la gente fluiva per le strade a godersi il sole e la fresca aria. Si parlava d'anticipar la partenza per la campagna e già al sabato impiegati e commessi e lavoratori correvano a far gite, lasciando quasi deserta la città.

Brunello Traldi era savio.

Non chiedeva più di baciar la bocca della sua amica e non era nervoso.

Aveva fatto appello alla forza di volontà della quale si vantava, ed era giunto a far tacere le inquietudini del senso. Non provava, come aveva pel primo temuto egli stesso, alcuna gelosia di Gigi; era fraterno con lui. Non si appartava selvaticamente, e sosteneva con gli amici e le amiche di casa Barbano le conversazioni leggere, spesso fatue, che interessano le persone oziose.

Usciva a passeggio, non sovente per non esser troppo notato, ma qualche volta, con Nicla, e andava con lei ai giardini che rinverdivano e di volta in volta si facevano più ricchi di fronde.

Gigi Barbano lo aveva invitato già a passar qualche tempo in campagna, sulla riva del lago, non appena egli e Nicoletta vi si fossero recati; e Bruno aveva ringraziato senza promettere.

—Perchè?—gli aveva chiesto Nicla.—Perchè non hai detto subito di sì?

Egli non sapeva; aveva obbedito a una oscura voce.