—Che vuoi?—confessò infine.—Riveder quei luoghi che mi sono tanto cari, dove sono stato felice con te e col mio papà…. Che vuoi? Ho paura!…
Nicla non aveva insistito.
—Eppure sarebbe molto bello!—disse soltanto.—Si tornerebbe fanciulli!
Bruno scosse il capo con espressione di dubbio.
Il ragazzo di vent'anni aveva dato a pensare a qualcuna fra le amiche di Nicla; le più maligne supponevano senz'altro ch'egli fosse l'amante della giovane, e parlavan di quel povero Gigi Barbano con un lieve senso ironico; le più accese guardavano Bruno e si sforzavano a farsi corteggiare.
Sveltissima tra queste era una signora sui ventiquattro anni, bella d'una bellezza sensuale, i cui occhi velati potevan dire le parole che la bocca taceva.
Si chiamava Claudia Viviani; e avendo più volte incontralo Bruno presso Nicla, n'era rimasta assai piacevolmente impressionata. Accortosi ch'ella si faceva leziosa con lui e desiderava essere sedotta, Bruno ne aveva riso; e pungendola e irritandola, l'aveva aizzata ancor meglio.
—Lasciala stare!—gli aveva detto Nicla.—Finirà con l'odiarti!
Ma Nicla non esprimeva tutto il suo pensiero; stranamente sentiva che l'incessante schermaglia tra Claudia e Bruno, una di quelle schermaglie che il più spesso buttano gli schermitori l'una nelle braccia dell'altro, la torturava come un'acuta e feroce tortura.
Non sapeva dirsene la ragione; eppure quando vedeva Claudia col volto a un dito dal volto di Bruno, e vedeva quegli occhi velarsi e promettere, Nicla domava a fatica l'impeto di gettarsi tra il giovane e la signora e di cacciar la signora come l'avesse sorpresa a rubarle qualche cosa che le apparteneva.