Nè mai per un solo istante, per un solo attimo, aveva mentito alla sua parola. Nulla gli era più caro che aver Brunello alla sua mensa; nulla gli era più caro che parlar con Brunello; spesse volte gli aveva detto parole di conforto, animandolo a lavorare, a dar prova di volontà e d'energia; con tatto squisito chiedeva sovente notizie di suo padre; e rievocava il passato di Brunello e la vita sul lago e i giuochi e le corse nel bosco con Nicla.
Non era possibile ingannare un tale uomo. Nicla aveva ragione. Valeva meglio morire.
Gigi Barbano aveva ricevuto parecchie lettere anonime; Nicla lo aveva capito dall'insistenza di certune col francobollo di città e con calligrafia alterata, che per maggior sicurezza erano indirizzate a casa invece che allo stabilimento. Lo insultavano? Lo aizzavano? Lo beffavano? Venivano da donne o invidiose di Nicla o desiderose di strappar Bruno al fascino di lei e di impossessarsene.
Gigi aveva avuta la forza magnifica di non curarsene. Non gli importava nulla della opinione pubblica, nè di parer ciò che non era: sapeva di non essere. E non domandava nemmeno se e quando e quanto era stato Brunello. Aveva detto «Mi fido». Si fidava. Aveva detto «Sei un fratello». Era un fratello. Meglio morire che ingannare un tale uomo!
Per tutto questo, Brunello era tornato direttamente a Milano.
Quantunque l'estate affocasse le strade e le case della città, Clara
Dolores v'era ancora.
Stava scegliendo la sua campagna e aveva fatto più disegni: la Svizzera o il Cadore, un viaggio al nord o una crociera nei mari d'Oriente. I bauli eran chiusi da tempo; ma avendo bisogno ora d'un abito, ora d'un paio di guanti, li faceva aprire, gettava tutto all'aria, e lasciava che la cameriera si rimettesse a ordinarli, fin che l'indomani non fosse venuta di nuovo la necessità d'aprirli e di scompigliarli.
—Sono una scervellata, non è vero?—diceva a Maritza la governante.
—La signora contessa è padrona!—rispondeva Maritza.
Ella era secca a guisa d'uno stoccafisso, e più indifferente che una orientale fatalista; non diceva che la contessa non fosse una scervellata; soltanto, essendo padrona, poteva essere scervellata a piacer suo, e nessuno aveva diritto a contrastarla.