Clara Dolores aveva trovato a Milano ancora un manipolo di signore e di signori che vi si trattenevano per gli esami dei figliuoli o per ragioni d'affari; e con quelli si divertiva a fare scampagnate nei dintorni e a inventare ogni giorno un pretesto urgente per muoversi e muovere con lei tutta la brigata. Bruno le aveva consigliato di prendere una automobile.
Ella respingeva il consiglio con orrore.
—Nulla di più borghese e di più ridicolo che un'automobile!
—Ma,—osservò Bruno,—quando si fanno come te gite di venti e trenta chilometri, l'automobile è comoda.
—Una pariglia è ugualmente comoda!—ribattè la contessa.
—Bisognerebbe domandarlo ai cavalli! Tu li ammazzi!
—Domattina andiamo a far colazione fuori!—disse Clara Dolores per tutta risposta.—Verrai anche tu?
—Verrò,—promise Bruno.
E l'indomani mattina, nel cortile di via Meravigli, tre carrozze aspettavano; il paniere di vimini della contessa con due sauri poderosi, e due vetture scoperte con pariglie di bai.
Tutta una comitiva di dodici persone scendeva per le scale, uomini e donne con abiti chiari, chiacchierando e ridendo; i domestici seguivano con le ceste perchè la colazione si faceva all'aria aperta, in piena campagna.