Assistettero alla sfilata delle carrozze, che passavano sotto l'atrio con fragore di zoccoli ferrati; e salutarono.

Poi Bruno disse:

—Hai da parlarmi? Vieni su!

Lo fece salire al primo piano e lo introdusse nello studio.

Era una camera quadrata, con tappezzeria d'un colore bigio a righe verticali; sulle pareti alcune vecchie stampe inglesi in cornici sottili di mogano e un quadretto, una testa di donna della scuola del Rembrandt. Pochi mobili, di forma semplice; sulla tavola da lavoro, in un angolo, una stupenda riproduzione della Giuditta del Botticelli; presso la tavola, una piccola biblioteca girevole in cui erano adunati libri di consultazione e autori prediletti. Unico lusso, una grande larga poltrona di cuoio, nella quale Bruno si stendeva qualche volta a fumare.

Volle che Gigi prendesse posto in quella poltrona.

—Hai da parlarmi?—ripetè.

—Ma no, caro Brunello!—rispose Gigi sorridendo.—Nulla di grave. Son venuto a prenderti….

—A prendermi?

—Sì. Perchè non vuoi venire in campagna? Io ti ho invitato più volte;
Nicoletta ti ha scritto a Parigi…. Come hai trovato tuo padre?