—Vada, vada!—insistette il Salapolli.—Lei che è tanto cortese, non si faccia pregare!… E poi, già, devo confessarle che lei m'ingombra….

—Ti pare che sia abbastanza insolente?—disse Bruno a Gigi, ridendo.

—Io voglio cambiar l'ordine della biblioteca,—seguitò il Salapolli,—e con l'aiuto d'un domestico, in pochi giorni le faccio trovare qualche cosa di nuovo. La libreria antiquaria da una parte; i classici dall'altra; i moderni in una terza…. Ho già pensato…. Ma se sta qui, non farò nulla, perchè non voglio che mangi polvere.

—E tu non la mangi?—osservò Bruno.

—Io non ho mangiato altro in tutta la mia vita!—disse il
Salapolli.—E la polvere dei libri mi fa bene!…

Bruno esitava, combattuto tra il timore di ritornare a quei luoghi e il desiderio di non essere scortese: il bisogno di riveder Nicla, di udirne la voce, d'ammirarne gli occhi e la bocca, di lasciarsi cullar dalla sua voce, gli bruciava le vene.

Gigi Barbano diede l'ultimo colpo.

—È deciso, allora?—disse a maniera di conclusione.—Troverai in villa anche la zia, che non conosci. La zia Amelia ha udito parlar tanto spesso di te, che desidera vederti. E nessuno ti lega; prova. Starai un giorno, due, tre; e se non ti troverai a tuo agio, scapperai subito! Non ti sembra?… Starai sette giorni, ecco: sette giorni….

Il vecchio Salapolli borbottò tra i denti:

—Sette giorni! «Sette paia di scarpe ho consumate—Di tutto ferro per te ritrovare».