—Abbiam dovuto mandare a prenderlo!—osservò Nicla.—Egli non ci voleva più, non ci amava più!…
Nicla era tutta vestita di bianco, e attraverso una camicetta leggera trasparivano la sommità del petto e le braccia arse dal sole, dorate dalla luce violenta.
Bruno la guardava.
Egli l'aveva vista così, già molti anni addietro; e nella svelta linea della figura, nella freschezza delle carni, nella limpidezza dello sguardo pareva ch'ella contasse ancora diciotto anni; perdendo l'impaccio timido della fanciulla, aveva acquistato splendore e flessuosità.
Quando furono alla villa, Gigi disse a Bruno:
—Spero che non ti annoierai. Ritroverai qui tutta la tua vita di ieri. E farai venire subito il baule.
Bruno sorrise.
Aveva visto, aveva sentito venirgli incontro un mondo di ricordi che lo agitavano e lo portavano lontano; la strada gli era nota. Dalla finestra della sua camera si scorgeva la spiaggia; e più là, a oriente, la villa Carlotta, e poi la villa Florida; dalla torretta dell'una e dal frontone dell'altra sventolava la bandiera.
Mutò d'abito, si vestì di bianco.
La colazione fu rapida. Nicla non parlava, e Bruno scoperse più volte su di sè gli sguardi di lei, che gli dicevano un sentimento, una felicità, la quale avrebbe cercato invano lo parole.