Brunello accennò col capo; non poteva parlare.

—La barca non è più quella,—soggiunse Nicla.—Ma è identica all'altra. Non è vero?

Egli osservò una lancia vicina, sottile e così bassa di bordo, che s'alzava appena un palmo dall'acqua; tutta nera, col nome in lettere d'oro: Saetta.

—È mia anche quella!—spiegò Nicla, seguendo lo sguardo del giovane.—È per me sola, ed esco quando il lago è calmo, perchè basterebbe un'onda ad ingoiarla.

Salirono: Nicla prese i fiocchi del timone, e ordinò ai barcaiuoli:

—Alla croda!

Bruno taceva, guardando le due ville da cui la lancia si allontanava, guardando la spiaggia, quel punto della spiaggia, l'acqua cilestre in cui tuffava la mano furtivamente perchè Nicla non lo scorgesse e lo sgridasse. E guardava Nicla, che non diceva più parola ella pure, come si fosse ella pure staccata dal mondo circostante.

Scesero alla Croda, rimandarono la lancia, che stette a girar lentamente nei dintorni.

—Vieni!—disse Nicla, prendendo Bruno per la destra.—Guarda qui; il laghetto che tu formavi con le tue mani; qui, dietro questo rialzo, era la capitale; in questa baia ricoveravi la goletta; e qui disponevi i tuoi soldatini. Ricordi, amore, ricordi tutto? Dimmi che ricordi tutto, bambino mio! Dimmi che sei ancora mio come in quei giorni!…

—Sono tuo, più che in quei giorni!—rispose Bruno.—Assai più che in quei giorni, Nicla!…