Ma mentre s'avviavano, Nicla raccontò:

—Sai che quando eri piccino, mi facevi qualche volta paura? Avevi di tratto in tratto idee così strane, che mi domandavo chi tu fossi e donde venissi. Mi sembravi un faunetto sbucato da una siepe, e pensavo a un quadro che avevo visto a Roma e mi aveva molto offesa qualche anno prima.

—L'avrò veduto anch'io, forse,—mormorò Bruno.

—Forse,—ripetè Nicla.—Alla galleria Corsini.

Esitò un poco, e quindi aggiunse:

—Un piccolo quadro, nel quale un fauno, appostato dietro una quercia, allunga la mano a denudare una ninfa che dorme; e il tramonto è rosso.

—Lo rammento,—disse Bruno. Egli era turbato; ella gaia e sicura

—Siamo soli,—disse, varcato appena il limitare del bosco.—Non ti senti felice?

Il bosco era incendiato dal tramonto, sul cui fondo spiccavan più decisi i fusti dei cerri e dei castagni; gli archi formati dalle fronde sembravano gallerie in fiamme, dentro le quali oscillavano stupendi riflessi d'oro.

A mano a mano che Nicla e Brunello inoltravano, si spegnevano le voci del mondo, e alle loro spalle si chiudevano le dense cortine di fogliame, mosse dal brivido d'una brezza impercettibile che veniva dal lago.