—Ecco,—disse Nicla.—Qui in questa radura, mi sei parso un faunetto impertinente; e qui un'altra volta mi dicesti che volevi fare uccidere Duccio.
—Com'è bello,—osservò Bruno,—il riflesso di porpora sul tuo vestito d'acciaio! Sembra che la tua anima proietti una luce.
—Ti ricordi il giorno in cui ho messo per te un abito simile a questo?—domandò Nicla.
—L'ultimo giorno. E tu non volevi dirmi che lo avrei indossato per me. Io ne rimasi tanto mortificato….
Nicla rise.
—È vero, è vero!—esclamò.—Abbassavi il capo e mostravi il broncio.
—…. tanto mortificato, che finisti col confessare!—soggiunse Bruno.
—Strana cosa! Già allora,—osservò Nicla,—io facevo per te quel che si fa per un amante; e tu godevi con la intelligenza d'un uomo.
La radura s'era allargata; il terreno molle e grasso era invaso da ampie chiazze di color porporino, simile a sangue vivo; molti alberi eran caduti sotto la scure, e un cumulo di tronchi era disposto a gradi sopra un lato.
Nicla sedette. Bruno s'accovacciò ai suoi piedi.