Posò brucianti le labbra sulla mano di lei; poi dal treno salutò di nuovo più volte. Ella rispose, e stette a guardare le vetture nere che si dilungavano, che sparivano tra nugoli di vapore candido; impietrita, immobile, assorta, già fuori del mondo.

Poi si volse.

Il suo viso pareva rimpicciolito da un'espressione di dura volontà; gli occhi, perduto lo sfavillio di poco innanzi, avevano una luce raccolta e fosca.

Scese dalla carrozza innanzi alla villa e si allontanò verso la darsena.

Con una lucidità fredda, in cui si sentiva il pensiero lungamente preparato, entrò nella darsena, sciolse la Saetta, la piccola lancia nera che sopravanzava d'un solo palmo il pelo dell'acqua; afferrò i remi, e uscì al largo.

Il tempo s'era rincupito; le nuvole parevano salir buie e gravi da dietro i monti come da una vasta fucina, e le acque cominciavano ad agitarsi, sotto il soffio del vento.

Nicla guardò se nessuno fosse sulla spiaggia, che potesse scoprirla.
La spiaggia era deserta.

Allora vogò con forza per arrivare presto nel mezzo del lago; e vide che le venivano incontro ondate paurose, verdastre, coronate di spuma a guisa d'una ricca frangia. La Saetta fu bruscamente sollevata in alto, una e due volte; poi imbarcò un'ondata a poppa.

Era finita. Nicla sentì che s'inabissava.

Incrociò le braccia e mormorò a fior di labbra: