—Mamma, mamma,—interruppe Bruno, sempre inginocchiato innanzi alla contessa.—Tu non comprendi? Come potrei spiegare a Gigi la mia partenza subitanea? Gli ho promesso di tornare!

—Spiegherò io. Scriverò io oggi stesso,—promise Clara Dolores.—Gli dirò che sono malata, che parto per una cura e che desidero averti con me. Scriverai anche tu la stessa cosa. Farò scrivere dal medico, se non basta, perchè tutto sia chiaro. Ma tornare laggiù, mai, neppure per un'ora! Non si tradisce un uomo come il tuo amico.

Bruno si levò in piedi.

—Sei implacabile!—disse.—Vuoi che Nicla e io moriamo.

—Non morirete; sarà una spaventevole prova, ma ne uscirete vittoriosi,—rispose calma la contessa.—Lo dovete alla vostra coscienza e al vostro onore.

—No, no, no!—disse Brunello, scuotendo il capo.—La coscienza, l'onore, sono parole: io non posso vivere senza Nicla, e Nicla non può vivere senza di me.

La contessa si levò pianamente e avvicinatasi al giovane gli osservò:

—Tu parli già come in delirio, figliuolo mio. Se tuo padre fosse qui, ti pregherebbe con me.

—Mamma,—balbettò Bruno.—Il papà mi pregherebbe? Tu credi?

—Ne sono certa,—disse Clara Dolores con fermezza.—Egli ha commesse molte leggerezze nella sua vita, e lo sappiamo, e ne è stato troppo punito. Ma io so che non avrebbe mai tradito l'ospitalità d'un amico. Egli sognava che tu fossi forte. E dov'è la tua forza, se non sai vincere una battaglia, una grande battaglia? Ti domando questo sacrificio in nome di tuo padre, che te ne sarebbe grato!