—Lascialo,—ordinò Bruno.—Rema ancora. Andiamo più avanti!
Nicla obbedì, accelerò la cadenza dei remi.
Quando allargava le braccia e quando le ritraeva a sè coi remi per puntar contro la pedagna, il busto eretto e la linea del corpo si staccavano nitidi sul fondo azzurro: e dal basso in alto, Bruno la vedeva candida nel cielo turchino.
Egli non parlava più; sembrava, coi grandi occhi neri velati, sognare.
Aveva sentito che Nicla non era come le altre; era invece come una fata, che sempre lo avesse conosciuto ed atteso; e provava, il ribelle a tutti i baci e a tutte le carezze, un timido desiderio di toglierle i remi dal pugno e di ricoverarsi tra le sue braccia, per chiudere gli occhi e reclinare la testa sul petto di lei.
Anche Nicla sognava, abbandonata alla cadenza uguale, ascoltando il tonfo e lo sgocciolìo dei remi e il cigolare d'una forcola.
Rapiva il fanciullo sbucato dal giardino, e lo teneva perchè non corresse più il mondo.
Tornato da paesi remoti con gli occhi foschi entro i quali mille vicende oscure s'eran riflettute e le cuspidi dei campanili e il volo dei colombi, era venuto a cercarla, balzandole innanzi d'un tratto, sorridente e fiducioso.
Un'ora prima, l'uno non sapeva dell'altra; ambedue credevano la vita più mesta che non fosse.
Nicla abbassò gli occhi a guardarlo.