E senza volerlo, a cuore chiuso, fu così fredda e diffidente, che Brunello sentì d'averla allontanata; ed egli ripercorse il bosco nella discesa, stretta la mano nella mano di Nicla e singhiozzando.
—Piangi?—gli chiese Nicla.
—Non mi vuoi più bene—egli borbottò tra le labbra raccolte in un grosso broncio.
—Ti voglio bene ancora, ti voglio bene sempre—lo rassicurò
Nicla,—ma oggi non sei stato savio, e torniamo a casa più presto.
Egli non protestò, accettando la punizione; ma Nicla fu stupita che non chiedesse perchè lo puniva. Il piccolo sapeva, aveva compreso.
Donde veniva il faunetto? Quale strana perfida esistenza aveva avuto lui per testimonio?
Già la candida ignoranza dell'età era qualche volta soverchiata da istinti obliqui, da reminiscenze stravaganti. Pareva, a udirlo discorrere, che avesse conosciuto mille donne.
E tornava alla memoria di Nicla un delizioso quadretto del Castiglione, veduto in una galleria d'arte a Roma. In aperta campagna, sotto un roseo tramonto, un piccolissimo fauno s'avvicina in punta di piedi a una ninfa che dorme, e toltone cautamente ogni velo, ne occhieggia cupido le nudità.
Nicla guardava talora Brunello col senso di corruccio con cui aveva guardato offesa il piccolissimo fauno.
Perchè egli le sfuggiva di tanto in tanto.