Certi giorni era insofferente d'ogni tenera carezza; o dopo avere accolto un bacio, voleva baciare a sua volta, e baciava Nicla sulla bocca, indugiandovisi, premendo le labbra di lei con le proprie, sentendo ch'eran buone e fresche e che nessuno le baciava così, le aveva mai così baciate.
Poi il fanciullo tornava, il candore velava quelle precoci inquietudini, e in Nicla rinasceva la fiducia. Sentiva di potere accarezzare Brunello, di potere stringerselo fra le braccia, di poter maneggiarlo come cosa sua.
E voleva ostinatamente persuadere lui, persuadere sè stessa ch'egli era un bambino come tutti gli altri; voleva tacitamente fargli dimenticare ciò che aveva visto o intuito, e addormentare gli istinti, che le altre, le giovani sconosciute e perverse, avevano forse aizzato pel loro ozio.
Il bosco, il monte, il poggio erano lo scenario di quei piccoli drammi; e le risa e i pianti del fanciullo e le risa e le rampogne della giovane eran noti agli annosi alberi amici, che stormivano al vento, che stendevano il loro fogliame al tepore del sole.
I giorni di capriccio non eran pochi nella vita di Brunello. Talora non voleva nè leggere, nè udir leggere, non voleva correre, nè star quieto, nè guidare il suo cavallo ch'era Nicla, nè ascoltar le favole che lo avevano sempre dilettato.
E un giorno Nicla scattò:
—Che vuoi tu? Che vuoi tu, brutto ragazzo? che possiamo fare per te? Andremo a prenderti il sole e la luna e tutti i pesci d'argento che sono nel lago?
Sorrise e d'un tratto, con un'altra voce, più alta, più libera, che pareva un'onda cullante, con una voce in cui vibrava la sua bella giovinezza di cristallo, s'abbandonò a cantare:
Noi coglierem per te balsami arcani
Cui lacrimâr le trasformate vite,
E le perle che lunge a i duri umani
Nudre Anfitrite.
Noi coglierem per te fiori animati,
Esperti de la gioia e de l'affanno:
Ei le storie d'amor de' tempi andati
Ti ridiranno….