Bruno stava ad ascoltare, gli occhi sbarrati e la bocca socchiusa, con l'anima rapita; un piacere nuovo improvvisamente arricchiva la sua esistenza.

Non aveva mai udito recitare una lirica.

Il gesto, la voce, Nicla come uno stelo sul verde sfondo del prato; le parole numerate e misteriose, in cui correva una trepida musica e aleggiava il profumo d'un tempo che non era più; tutto spalancava un'ampia finestra sopra un mondo dai colori non mai visti, dai suoni ricchi e prodigiosi, tutto, tutto, formava una rivelazione grande.

Nicla fu a sua volta sorpresa dall'effetto che le due strofi e la sua voce avevan destato nell'animo del fanciullo.

Ella aveva recitato per giuoco, supponendo ch'egli non sentisse la parola sacra del poeta; ed egli era stato colto d'un subito, strappato alla realtà, avvolto in una nube di sogni.

—Ti piace?—disse Nicla osservando lo stupore di Brunello.

—Oh sì, sì!—egli esclamò, seduto ai piedi d'un grosso tronco.

—Hai capito?—interrogò Nicla.

—Sì,—rispose Brunello superbamente.—Sì.

—È impossibile che tu abbia capito,—rilevò Nicla sorridendo.—Poi ti spiegherò.