Il conte Fabiano s'avvicinò e inchinandosi lievemente, col cappello nella destra,
—Signorina—disse—non le sia sgradito che io le esprima la mia riconoscenza per l'affetto che dimostra al mio Brunello.
—Prego—balbettò Nicla confusa.—Egli mi tiene compagnia.
—Se non l'annoia, ne sono contento—seguitò Fabiano.
Nicla ricordò i consigli e gli ordini di suo padre, il cavaliere Maurizio; bisognava con quell'uomo, con quel personaggio rotto a ogni vizio, essere freddi e contegnosi. Ma come poteva ella respingere una parola di ringraziamento, come non esser turbata vedendo colui del quale tanto si parlava tra i borghesi timorati e guardinghi?
—Oh no, non mi annoia!—esclamò Nicla.—È molto savio!
—Vedi, papà?—disse Bruno con espressione di trionfo.
Il conte e la fanciulla sorrisero.
Ma Nicla era sbigottita.
Il padre di Bruno, alto e slanciato, oltrepassava d'un palmo la snella figura di Nicla.