—Se tu vuoi,—disse Bruno a un tratto,—io racconterò al papà che quel signore ti ha offesa, ed egli lo punirà. Io sono ancora troppo piccolo. Come si chiama: Duccio?
Nicla fece un gesto di paura.
—Tu non racconterai nulla!—ordinò.—Quel signore è già punito.
—Ma il papà….—insistette Bruno.
—Il tuo papà non è il mio. Io ho un altro papà!—rispose Nicla.
—Oh, il tuo non vale niente!—osservò Bruno sorridendo.—Egli non sa sparare con la pistola e far la scherma come il mio. Non sa uccidere!
La fanciulla fissò Bruno con la fronte corrugata.
—Ma tu credi che bisogna uccidere per valer qualche cosa?—esclamò.
—E che dobbiamo fare d'un uomo che ti ha offesa?—disse Bruno placido.—Io lo dico al mio papà, e il papà gli spara contro, come fa con quelle tavole che sono in giardino e che il papà adopera pel bersaglio. Sopra c'è dipinto un uomo grande; e il papà mi ha fatto vedere che lo ha tutto bucato nella testa e nel cuore. Non sbaglia mai….
—Duccio Massenti non è una tavola di legno,—rimbeccò Nicla.