E a mano a mano che parlava, s'attendeva che il fanciullo s'accorasse, e andava studiandone l'espressione per fermarsi a tempo e non farlo piangere.

Ma egli s'inviperì, e rizzatosi, stese le mani al volto di Nicla, gridò infuriato:

—E allora io lascerò che tu vada in barca con quel signore e che poi ti dica le brutte cose? e allora ti lascerò offendere? E anche quando sarò grande, se Duccio ti avrà offesa, io dovrò essere savio? allora egli sarà il padrone e io sarò niente?

—Ma no, ma no, ma no!—interruppe Nicla con dolcezza.—Nessuno mi ha offesa e nessuno mi offenderà. Ti ho detto che Duccio voleva; voleva offendermi, e non vi è riuscito. Non ti ho detto così?

Bruno assentì con un cenno del capo.

—Vedi che dico sempre la verità!—aggiunse Nicla con un trapasso ardito di logica.—E non occorre muovere il papà e le sue pistole e le sue spade.

—Ma non andrai più in barca con lui?—interrogò Bruno ansioso.

—Sta tranquillo!—promise Nicla.

—Io so che veniva sempre a mangiare a casa tua….

—Non verrà più.