—Me lo giuri?
—Come?—esclamò Nicla.—Quale brutta abitudine! Non si deve abusare del giuramento. La promessa basta.
Bruno s'acquetò; e rimettendosi a sedere, posò il capo sulle ginocchia di Nicla.
—Dimmi la poesia!—pregò.
Sommessamente, curva su di lui, sfiorandone la chioma e la guancia con lieve mano di sorella, in una malinconica tenerezza, Nicla intonò:
Io vo' da questa rupe erma cantare,
Te fra le braccia avendo e via lontano
Calar vedendo l'agne bianche al mare
Sicilïano.
E guardava le lunghe ciglia e la bocca fresca del fanciullo, che per chiamar le carezze fingeva dormire, e spalancava gli occhi non appena le carezze tardavano.
Povero piccolo uomo; povero piccolo uomo, perduto nel mondo vasto e tremendo; debole e mal difeso e male sorretto nel cammino; ma già pieno d'ira, d'orgoglio e di passione; già vendicativo e tirannico, audace e geloso; lupatto tra i lupi.
Ti rapirò nel verso; e tra i sereni
Ozi de le campagne a mezzo il giorno,
Tacendo e rifulgendo in tutti i seni
Ciel, mare, intorno,
Io per te sveglierò da i colli aprichi
Le Driadi bionde sovra il piè leggero
E ammiranti a le tue forme gli antichi
Numi d'Omero.
E non poteva nulla per lui; domani forse avrebbe dovuto lasciarlo.