—Il conte mi aveva già salutato al ritorno dalla gita sul lago,—rispose Nicla, scoprendo la bottiglia sopra un minuscolo tavolino di lacca, e alzandosi per prenderla e portarla a suo padre.—C'era bisogno di tornar daccapo in casa?

—E anche della gita,—seguitò Maurizio, prendendo la bottiglia dalle mani di Nicla e mescendosene un altro bicchierino,—che tua madre ha permesso, potresti raccontarci qualche cosa.

—Mi sembra,—confermò la signora Carlotta, allungando la mano per riprender la bottiglia e piantarla sulla tavola, sotto il naso, con un'occhiataccia a suo marito,—mi sembra che un poco di confidenza ci vorrebbe!

—Ah, la gita!—ripetè Nicla.

E pensò che valeva meglio dare battaglia subito, poichè battaglia doveva essere; e con espressione scherzosa, quasi beffarda, soggiunse.

—È stato così. Il conte mi ha chiesto se mi sono accorta del rispettoso sentimento ch'egli nutre per me. E io gli ho risposto che me ne sono accorta.

La signora Carlotta aveva tralasciato di sfogliar la rivista, e il cavalier Maurizio di assaporar degli occhi il secondo bicchierino. L'uno e l'altra guardavano la figlia con attenzione non priva di ansia.

—Egli mi ha detto poi se poteva sperare,—continuò la fanciulla,—che tale sentimento fosse un giorno condiviso da me. E io gli ho risposto che non sapevo. Gli ho risposto così perchè in verità non sapevo, in quel momento. Poi, stando in barca al suo fianco e udendo i suoi discorsi, ho saputo. E mentre stavamo per lasciarci, gli ho risposto: mai!…

Una bomba che fosse caduta e scoppiata nel bel mezzo della sala, non avrebbe sbigottito maggiormente e Maurizio e Carlotta.

Si trovarono in piedi ambedue contemporaneamente, guardandosi attoniti.