Non appena ella ebbe varcata la soglia, Maurizio e Carlotta ripresero a discutere. Il padre era d'opinione che la cosa si sarebbe accomodata; certo, il conte Massenti avrebbe scritto per ringraziare dell'ospitalità ricevuta; occorreva stringere con lui la più cordiale amicizia, dando a vedere che dei capricci di Nicla non si sapeva nulla o non si teneva conto.
—Non si è ravveduta anche sulla questione del palcoscenico?—osservò Maurizio.—In fondo è una cara e virtuosa figliuola. Si sa; a diciotto anni, c'è dell'inesperienza, c'è dell'ombrosità….
—Ma tu, che cosa credi di questo grande segreto, di questo grave fatto, che avrebbe scoperto?—domandò Carlotta.
—Io credo a un malinteso. Qualche amorazzo che Nicoletta non capisce, a cui dà una importanza esagerata….
La signora strinse le labbra con espressione di dubbio.
—Io ci perdo la testa!—esclamò.—Perchè tu dimentichi che l'amorazzo lo avrebbe scoperto in barca! Come si possa scoprire in barca un amorazzo o un segreto, è ciò che mi vado domandando.
—Hai ragione!—esclamò Maurizio.—E in barca non c'erano che lei e il conte?
—Sicuro: lei, il conte, e due barcaiuoli,—confermò la signora.—Poi, mi ha raccontato il conte, hanno preso anche quel bambino, il piccolo Traldi, e gli han fatto fare un giro, per divertirlo….
—Forse una lettera, caduta dalla tasca del conte?—arrischiò
Maurizio.
—Nicoletta non se ne sarebbe occupata!—ribattè la signora.