—Ma è proprio bello, questo brucia-profumi!
VIII.
Al solito convegno sulla riva del lago, Nicla giunse l'indomani, tutta attillata in un abito color d'acciaio, con un morbido cappello bigio messo di traverso a guisa del feltro d'un arlecchino, e coi guanti bigi lunghi oltre al gomito.
Presso la lancia di casa, appoggiati ciascuno al remo, due barcaiuoli aspettavano in silenzio.
A poppa sventolava, tutta bianca con un serpentello vermiglio aggomitolato in un angolo, la bandiera di Nicla.
Bruno andò incontro alla sua amica e la guardò senza parlare.
Aveva con se la goletta, per la quale aveva fatto fare dalla governante una bandierina di seta bianca identica a quella di Nicla; ma invece del serpente aggomitolato, suo padre gli aveva dipinto in un angolo un asinello che sparava calci all'aria.
Quell'asinello era stato causa di molte discussioni tra padre e figlio.
Bruno non lo voleva: se ne sentiva offeso, e Fabiano gli aveva spiegato, con un ambiguo sorriso, che c'era più forza nella groppa dell'asino che nella testa del serpente.
Del resto il serpente era un emblema femminile.