—Tu, alla tua età,—aveva soggiunto Fabiano col suo bonario sorriso canzonatore,—non puoi avere per emblema che l'asinello. Specialmente considerando la vasta coltura che possiedi!

Bruno s'era infine persuaso o almeno rassegnato; ma udita la cosa,
Nicla ne aveva riso fino alle lagrime.

—Il tuo papà ha ragione!—aveva detto.—L'asino rappresenta una forza che io non ho, e puoi contentartene.

Così la goletta aveva fieramente spiegato sui flutti la bandiera bianca con l'asinello riottoso, di cui Bruno guardava di tanto in tanto la groppa, pensando alla forza di quei calci gagliardi.

—Ebbene?—gli disse Nicla stringendogli la mano.—Non mi dici nulla?

E lo fece salire nella lancia; poi gli sedette accanto sui cuscini bianchi dai bottoni rossi e prese tra le mani i fiocchi del timone.

—Stai molto bene!—rispose Bruno, con l'accento d'un goloso soddisfatto.

—Allora sei rimasto muto innanzi alla mia bellezza?—disse Nicla ridendo.

—Proprio!—confermò Bruno.—Così, sei più bella ancora!

—Dove andiamo, signorina?—domandò il primo barcaiuolo, togliendosi il largo cappello.