La felicità di Folco era un tema che Vittorina trattava di frequente, quasi per sondare, per assicurarsene.
Folco non rispose.
—Voi siete felice,—seguitò Vittorina,—e non potreste non esserlo. Giovane, colto, ricco, sano, possedete una moglie che tutti vi invidiano; la vostra bambina è deliziosa. Che cosa potete chiedere di più? E come mai siete sempre imbronciato?
Folco la guardò.
—Cara amica,—disse.
Esitò un istante, quindi proseguì:
—Forse anche a voi, a scuola, hanno raccontato la storia del giovane spartano….
—Che? Il giovane spartano? E chi era?
—Un giovane spartano aveva rubato una volpicella; e per non essere punito, poichè il furto era causa di gravissima condanna, egli nascose la volpe fra la tunica e il petto. Condotto innanzi al magistrato, sostenne di non aver rubato nulla; e mentr'egli si difendeva, la volpe andava rodendogli il petto e le viscere. Il giovane rimase impassibile all'atroce dolore; fu liberato, ma morì poi per lo strazio che la volpe aveva fatto delle sue carni…. Spero abbiate compreso, cara amica….
—Oh, sì, ho compreso benissimo,—esclamò Vittorina.