—È il padrone!—disse Ariberto a sè medesimo.—Furbo e ostinato.

E da quel giorno volse tutta la sua attenzione su di lui, ma non vide nulla; Nenni sembrava non avanzare punto nella simpatia e nella dimestichezza con Gioconda; sembrava anche non impensierirsene e non tentare niente per ottener da lei qualche piccolo privilegio, qualche leggero vantaggio sugli altri.

Ariberto vide invece che avanzava molto Vittorina verso Folco.

Vittorina aveva finito, impaziente e capricciosa, per pregare Folco d'essere più assiduo.

Folco s'era acconciato a soddisfarla e non mancava più alla tavola di Vittorina; di là poteva osservare l'armeggio, il gareggiare dei suoi amici intorno a Gioconda. In verità, non credeva tanto; non aveva mai sospettato che sua moglie fosse così stretta d'incessante assedio. Ella ballava ogni giorno, poco prima del tè, un valzer; e per ottener l'onore d'esserle cavaliere, era uno spingersi, un supplicare, un accorrere, che strappavano qualche sorriso ad Ariberto.

Nenni Forcioli non ballava, epperò non supplicava mai; stava egli pure a guardar gli altri, placido e curioso.

Tutto ciò mise una punta nel cuore di Folco. Non già che dubitasse di Gioconda, ma gli sapeva male ch'ella vivesse in quell'aria, tra quegli adulatori smaccati, ciascuno dei quali si credeva capace di farle perdere la testa e sperava anzi di giungervi, presto o tardi.

Spiaceva anche, a Folco, di dover notare che Vittorina Ornavati lo amava; ella era insistente, lo interrogava di continuo, lo pregava con un piccolo broncio geloso di non guardare sempre dalla parte di sua moglie. Folco doveva prestarsi a lasciarsi adorare, e ciò gli dava idea d'una grande ridicolaggine.

Vittorina, dopo tutto, era discreta: non chiedeva se non ch'egli le stesse vicino e che non fosse accigliato. Da tempo Folco appariva a tutti melanconico e taciturno, la sua fronte aveva una ruga precoce, le sue parole erano spesso ironiche; v'era un senso d'amarezza in tutto ciò che diceva, come se qualche cosa gli ribollisse dentro, gli lacerasse l'animo.

—Io non so comprendere:—gli osservò un giorno Vittorina.—Siete sempre sarcastico, mentre la felicità vi arride. Non è vero?