Ma in quel punto sulla soglia del Grande Albergo comparve la figura asciutta e svelta di Nenni Forcioli.

—Ahi!—mormorò Ariberto.

La contessa mosse incontro a Nenni, con un'espressione di letizia, con un sorriso così limpido, che Ariberto fece girar tra le dita nervosamente il bastoncino d'ebano.

—Come mai?—ella chiese.—Io non vi aspettava più….

—Se volete, torno via!—disse Nenni ridendo.

—No, no, ve ne prego! esclamò Gioconda con involontario calore.—Sedete qui, accanto a me; oggi siete la pecorella smarrita.

—Ah Dio, siamo fritti; mi scambia i lupi con le pecore!—borbottò
Ariberto, chinandosi un poco verso Vittorina.

—Sono andato all'appuntamento,—spiegò Nenni. Ho sbrigato tutto in venti minuti e con l'automobile sono corso qui.

Non una parola di più. Nenni Forcioli sapeva fermarsi a tempo. A qual pro aggiungere una frase galante? I fatti parlavano per lui, e Gioconda era intelligente.

Ariberto se ne andò prima degli altri. Egli pensava che Nenni, quella canaglia abituata alle scaltrezze della scuderia, poteva anche avere inventato l'appuntamento per dar risalto alla premura di sbarazzarsene e di giungere in tempo da Gioconda.