—Tu sai che la donna vuole un padrone?
Folco lo guardò.
—A che proposito?—domandò sorpreso.
—A proposito di niente. Ma la donna vuole un padrone.
E come ritornello, modulò tra le labbra:
—Un pa-dro-ne, un pa-dro-ne!
Folco sorrise: le bizzarrie di Ariberto lo divertivano; lo osservò mentre si allontanava, stretto nella marsina, appoggiandosi un poco al fragile bastoncino d'ebano.
Venivano in casa anche il padre e la madre di Gioconda, il signor Piero e la signora Delfina. Ma non ai trattenimenti: si sarebbero sentiti in qualche impaccio, tra tutti quegli eleganti e quelle dame, non sapendo bene gli usi mondani. Essi venivano a vedere i preparativi, le tavole ornate di cristalli multicolori, con gli argenti di casa Filippeschi, antichi e pesanti. Quella ricchezza li abbacinava.
—È cosa stupenda!—diceva Piero.—Tu sei veramente fortunata, figliuola mia!…
—Ti rammenti quando scrivevi a macchina, sotto dettatura? E il salottino era freddo e bisognava tener la lampada a mezza luce per fare economia di petrolio?