—No, non l'ho perduto,—balbettò.—Si è guastato e l'ho dato ad aggiustare.
Poi, volgendosi a Folco:
—Non volevo dirtene nulla, per timore che tu mi sgridassi.
Folco sorrise, indulgente. Ariberto si scusò.
—Ho commesso una goffaggine, contessa!… Già, è vero: bisogna pensar dieci volte prima di parlare, e poi…. stare zitti.
Ma la goffaggine, secondo Ariberto, l'aveva commessa Gioconda con la sua risposta. Come, l'anello di rubino si era guastato? Ma si trattava d'un solo grosso rubino, senza contorno di brillanti, senza decorazioni d'alcun genere. Un rubino non si guasta: c'è o non c'è. Piuttosto, Nenni Forcioli aveva espresso il desiderio che l'anello col motto non ci fosse più; e Gioconda aveva obbedito.
—Non ha torto,—pensò Ariberto sarcastico.—Ormai il motto si può lievemente modificare: «Trois étions….»;
L'indomani l'anello ricomparve sul dito di Gioconda. Non era più «guastato», o miracolosamente il gioielliere aveva riparato il guasto in un soffio.
—Uhm!—disse Ariberto a sè medesimo. E gli parve che Nenni Forcioli fosse di cattivo umore; poi, sul finir del ricevimento, Gioconda gli disse alcune parole sottovoce: spiegava; e Nenni Forcioli si rasserenò.