Folco seguitò a leggere; poi sbadatamente gettò le lettere su quelle di Gioconda; volle riprenderle, separarle. I suoi sguardi caddero sulla calligrafia verticale, alta, precisa, e percorsero le prime linee:

«Oggi alle tre vi attendo. Venite a questo primo convegno, ve ne supplico con tutta l'anima. Esso vi proverà che non avete nulla da temere in casa mia».

Folco si passò la mano sul volto, quasi credesse di sognare, poi si fece pallido, bianco, si levò in piedi, e gettò un grido rauco.

In quel punto. Gioconda tornava.

Prima ch'ella interrogasse, Folco avvertì:

—Ho urtato con la caviglia contro un piede della tavola; ne ho sentito un dolore acuto. Come sta la bambina?

Gioconda era inquieta.

—Non sta bene,—annunziò.—Temo anch'io che abbia la febbre. Te ne prego: manda a chiamare subito il medico.

E uscì. Folco si avviò per telefonare immediatamente al medico di casa. La contessa tornò indietro a prendere la sua corrispondenza.

La piccola Lillia dormiva in un letticciuolo bianco presso il letto della mamma; questa la udiva durante la notte; non aveva mai voluto affidarla ad alcuna governante, sebbene miss Mary Garnett fosse prudente e seria.