Spiegò il tovagliolo sulle ginocchia, guardò il pane, vide la propria imagine riflessa nel fondo del piatto che gli stava innanzi, e ripetè:

—Io sbaglio, tu dici?… Su che cosa?… A che proposito?…

—Ma sì, tutta quella storia di Arrigo Beyle, di Livingstone, che so io?… Non c'entra nulla con quel conte Filippeschi che fa il commesso….

—Non c'entra nulla? Ti pare?…—esclamò Celso, contento di poter riprendere un discorso di carattere intellettuale.—Io diceva che, alla fin fine, non mi sembra cosa troppo bizzarra trovare in un negozio di maglieria un conte impiegato come commesso…. I contemporanei di Arrigo Beyle avranno pur trovato Arrigo Beyle che vendeva prodotti coloniali; e non sono per ciò impazziti dallo stupore….

—Dio, questa pioggia! Ci guasterà tutta la giornata!—osservò Vittorina, guardando un signore che entrava coll'impermeabile gocciolante.—Arrigo Beyle non lo conosco; sarà stato un grande scrittore….

—Naturalmente!

—E si sarà piegato a far qualche tempo un mestiere per raggiungere poi il suo ideale. Anche lo Stanley e il Livingstone avevano una vocazione, erano gente che dovevano lottare per qualche cosa grande. Non è vero?

Interrogava, come un viandante che percorre una strada nuova e ha bisogno, ai trivii e ai crocicchii, di essere a mano a mano confortato dalle indicazioni della gente pratica.

—Lasciami assaggiare un poco del tuo risotto. È appetitoso!—-ella seguitò, allungando il cucchiaio verso il piatto che Celso le porgeva.—Erano grandi uomini, lo hai detto tu stesso…. E quel Filippeschi non è un grande uomo, epperò non c'entra affatto con la storia degli altri.

—Chi lo sa?… Lo vedremo più tardi!—ribatte Celso fidente.—Finchè vendeva prodotti coloniali, Arrigo Beyle non era ancora un grande scrittore; e il Daumier non era un maestro del disegno e della caricatura quando faceva da scrivano presso un avvocatello; diventarono poi, cambiando strada, arrischiando tutto per tutto….