—Anch'io, vedi,—confidò d'un tratto a sua moglie,—sarei stato capace di ribellarmi alla mia famiglia e di stentar la vita per un mio ideale.

—Non ti mancava che l'ideale,—ribattè la giovane signora.

—No; l'ideale c'era; l'arte, la letteratura; mi mancò l'opposizione. La mia famiglia mi ha lasciato scrivere, dipingere, studiar musica, sbizzarrirmi a mio piacere, e così sono stato costretto a vivere delle mie rendite…. Era una buona famiglia….

Fece una pausa, ripensando agli aforismi di Oscar Wilde che aveva letto in treno.

—Le buone famiglie non hanno alcuna importanza per l'umanità,—seguitò poscia gravemente.—Questa è un'idea originale che si potrebbe sviluppare…. Soltanto le cattive famiglie, arcigne, inesorabili, testarde, costringendo i figli a uscir di casa, li mandano pel mondo in cerca di glorie e di battaglie…. È l'opposizione che affina i caratteri e tempra la volontà…. Io non ho avuto un padre brutale, non una madre feroce, non una moglie intrattabile…. ed eccomi ridotto ad essere il povero signor Celso Ornavati, che non significa nulla….

Anche perchè la pioggerella s'ostinava monotona spargendo intorno una malinconia indicibile, egli s'era quasi intenerito; e aspettava che Vittorina lo confortasse, o almeno giudicasse nuova la sua idea sulla funzione sociale delle famiglie. Ma la giovine moglie rise; e Celso pagò il conto.

—Io, però,—disse la signora alzandosi e gettando sulla tavola il tovagliolo,—la storia del conte Filippeschi voglio saperla. Ne chiederò al direttore del negozio….

—Vedrai ch'è come te la dico io!—rispose Celso, aiutando Vittorina a infilar la sua giacca.—Fa il commesso in attesa di darci qualche grande opera….

—Ma che!…—-s'ostinò Vittorina.—C'è sotto la donna….

—L'una non esclude l'altra,—obiettò Celso.