—Chi?… Ah, il mantello azzurro?… Nubile, nubile, che diavolo!…
Si capisce subito….
La giovanissima pareva nervosa. Si allontanava fumando una sigaretta, con gli occhi fissi al tappeto roseo e cilestre, che le segnava il cammino dalla porta ai piedi della scala; poi tornava a spiar dai cristalli sulla strada, lavata dalla pioggia dirotta e fatta gialliccia.
Soffiava il vento, agitando le chiome delle acacie, scombuiando le acque del lago; correvano pel cielo innumerevoli nubi biancastre gonfie d'acqua, mentre da ponente si dilatavano sprazzi repentini di luce rossa, verdognola, dorata, accompagnando il brontolìo del tuono.
—Non so da che cosa si capisca!—obiettò Vittorina. Io direi anzi che è maritata: fuma la sigaretta.
—Ciò non significa,—rispose Celso.—Io ho un amico, la cui figlia di diciotto anni fuma la pipa….
—E poi quella disinvoltura, quel portamento,—seguitò Vittorina.—Certo, è maritata…. Bella: i suoi occhi…. Non ne ho mai visti di simili….
Tacque, seguendo con lo sguardo la sconosciuta che dai piedi della scala si rivolgeva, ripercorreva la striscia di tappeto, andava nuovamente a guardar fuori.
La pioggia riprendeva a cadere a scroscio. Fermo innanzi al pontile, un piroscafo battuto dall'acqua rabbiosa dava idea d'una nave deserta abbandonata sotto la pioggia.
—Celso,—riprese Vittorina,—chi sarà?…
—Mi sembra che il tempo vada di male in peggio,—borbottò Celso con un'occhiata malinconica al soffitto. Non potremo tornare a casa che per l'ora di pranzo….