—Lo sanno anche le mogli,—ribattè Vittorina.

—Gli amici insomma hanno da compiere un ufficio ben preciso e utilissimo,—continuò Celso.—Quando una donna ha superato la crisi della, diremo così, amicizia intima di casa, il marito può dormire tra due guanciali….

—Uhm!—fece Vittorina sbadatamente.

Ma subito soggiunse:

—Adesso, però, io vorrei conoscere per bene il conte e la contessa Filippeschi: mi paiono molto ammodo. Andremo tutti i giorni a prendere il tè al grande albergo, e così ci sarà facile avvicinarli.

Tacque, chinando il capo a guardare una pozza d'acqua che suo marito studiava di evitare camminando in punta di piedi.

—Celso,—riprese quindi,—non gli dirai che lo hai conosciuto quando vendeva le calze?

—Ti pare?—-esclamò Celso sbalordito.

—Tu sei così distratto!

E si acquetò. Il disegno di far la conoscenza personale del conte Filippeschi e di sua moglie la rallegrava; voleva sapere, prima di tutto, dove e da chi la contessa ordinava i suoi abbigliamenti, ch'erano di gusto squisito, non solo, ma con un certo carattere, il quale faceva supporre che la contessa non si acconciasse interamente e ciecamente a tutte le minuzie della moda, e sapesse scegliere.