Folco scruta lui, scruta Gioconda, interrogativo e accigliato: ma l'uno e l'altra, quasi non capissero nè imaginassero lo sdegno silenzioso del conte, appaiono imperturbabili. Carlo Albèri seguita a sciorinare stole, posandole cautamente sugli òmeri della contessa o aiutandola a infilar le maniche delle giacche.

—Ebbene,—riprende la signora,—che ti sembra?… Mi va?… Ti piaccio?

Girando sui tacchi, si mette a fianco del marito perchè la veda bene, e gli sorride intanto con gli occhi socchiusi: ha un gesto, coi capi della stola fra le mani, pieno di civetteria.

—No,—risponde secco il conte.

E, tentato dalla voglia di farsi capire, benchè il cuore gli dica che la tentazione non è degna di lui, si fa lecito di soggiungere a Carlo Albèri:

—No; cotesta non va! La tenga per la sua futura sposa….

—La mia futura?—esclama il pellicciaio col volto atteggiato a stupore per la frase malaccorta.—Non ci arrivo più, signor conte….

E con un sospiro che ha del rammarico, finisce:

—Sono ammogliato da quattro anni….

Gioconda dà in una limpida risata; getta d'un colpo la stola, ne prende un'altra dalle mani di Carlo Albèri, il quale attende quieto e grave alla bisogna.