La giovane si leva di scatto.

—Questo, ti hanno raccontato? Chi ti ha raccontato questo?

—Tua madre; per poco io non prendeva a schiaffi quell'innocente pellicciaio disgraziato….

—Che vergogna!—esclama Gioconda.—Perchè mentire così?

—Lo domando anch'io: perchè mentire così?—ripete Folco ridendo.—Si credeva forse che io ti avrei sposata per gelosia di quel pover'uomo? Come si è potuto pensare di costringermi con uno stratagemma ridicolo?… Io ti sposava perchè ti volevo, perchè ti amavo davvero.

Gioconda, volte le spalle alla tavola, piange a capo chino.

Folco, pure sentendone dolore, vuole dir tutto il suo pensiero e non tornar daccapo un'altra volta.

—La cosa in sè,—aggiunge prendendo posto in una poltrona e attirando sulle ginocchia la giovane, la quale reclina il capo sulla spalla di lui e lo ascolta,—la cosa in sè non ha nulla di grave; ma rivela che i tuoi non rifuggono dall'inganno, e ciò mi dispiace. Io vorrei che tu non fossi un po' di qua e un po' di là; un poco mia e un poco di tua madre; un po' di ieri, un poco di oggi…. Mi comprendi?

—Vorresti che io fossi tutta di qua, tutta di oggi, tutta tua, insomma?—traduce Gioconda con un sorriso attraverso alle lagrime.

—Ecco!