—Vivo, vivo!—assicurava Folco.—Non ha mai avuto un giorno d'emicrania.

—Se hai molti amici come Ariberto, puoi aprire un manicomio….

—Esemplare unico!—definì Folco.

—Credo che finirà per essermi odioso!—riflettè la giovane.

Ma quando lo vide quella sera sbucar d'un tratto dalla fiumana di gente che batteva il lastrico del boulevard, ella sorrise amichevolmente.

—Dove andate?—chiese Ariberto, quasi si fossero lasciati un'ora prima.

—Io vado a dare un'occhiata ai balli russi. Prendiamo un taxi; sapete che non posso camminare.

—Puppi!—gridò Gioconda, piantandosi sul marciapiede.—Non cominciamo! Se volete essere il papà di Folco, non dovete più parlare dei vostri malanni da burla.

—Io non parlerò più dei malanni,—consenti Ariberto,—ma devo confessarvi che non ho mai pensato a essere il papà di Folco…. Che cosa me ne farei? perchè volete darmi questa afflizione morale in cambio delle afflizioni fisiche?

—Vi teniamo in serbo,—disse Gioconda,—pel giorno in cui avremo bisogno di consiglio.