La mamma osservava, però, che i giorni passavano e che l'ambizioso non si decideva. Avrebbe voluto un poco più di civetteria da parte di Gioconda, di quella civetteria innocente, ignara, che è efficacissima; il suo riserbo la faceva parer fredda, non lasciava nemmeno capire se aveva o non aveva una simpatia per Folco, e Folco doveva trovare in sè il coraggio per due, se voleva fare un passo risoluto.

Il signor Piero opinava invece che il contegno di Gioconda non doveva mutare in nulla. Si fa presto a commettere un'imprudenza che poi si rammenta e si rinfaccia a distanza di anni. Occorreva che Folco Filippeschi si avanzasse lui, da solo; non avesse a pensare che Gioconda era in cerca d'un marito.

La fanciulla ascoltava umiliata quelle diatribe, accarezzando Dick aggomitolato sul suo grembo.

Finalmente un raggio di sole squarciava le cupe nubi di quei giorni; Folco le aveva offerto l'anello di rubino col motto. Tale una gioia rabbiosa s'era scatenata nell'animo della fanciulla, che, rimasta sola, aveva addentato l'anello, come si addenta una preda da troppo tempo covata con gli occhi. Tuttavia era stata ancora in dubbio, fino al giorno delle nozze, fino al ritorno dal Municipio e dalla chiesa: allora soltanto aveva sentito la tensione aspra dei nervi allentarsi; s'era abbandonata piangendo fra le braccia di Folco.

E non era finita. A Parigi, egli le svelava il raggiro stupido tramato da suo padre e da sua madre in silenzio: la storiella del probabile fidanzamento con Carlo Albèri, ammogliato da ben cinque anni! Ne aveva provato un subito rancore contro quei due: perchè non avvertirla, non consigliarsi prima con lei?… O che mai era ella, perchè si tentassero tutte le maniere di sbarazzarsene?… Poteva bene, bella, pura, intelligente, essere amata da un conte Filippeschi, senza chiuder questi in una rete di volgarissime giunterie.

I suoi l'annoiavano. Le scrivevano di continuo a Parigi pel denaro. Sapevano che Folco non sarebbe stato diseredato, ma sapevano pure che da casa non gli mandavano più un quattrino; e quanto sarebbe durata quella situazione penosa?… Che la ragazza—la contessa Filippeschi era tuttora e sempre in casa, la ragazza—ci pensasse, facesse economia, trattenesse il conte….

Gioconda da più giorni non rispondeva.

Il marchese Ariberto Puppi col rammentarle Francesco Villon e gli studi letterari di Folco, l'aveva inscientemente ripiombata in quei ricordi angusti; umiliazioni, trepidanze, volgarità, insonnie, lagrime: le liriche del poeta da capestro non le dicevano altro.

Si guardò rapidamente intorno; sbarrò gli occhi quasi per abbacinarli al torrente di luce artificiale che inondava il teatro. Le sembrò che tutte le donne le quali occupavano poltrone e palchetti, fossero sue amiche, pari a lei; forse ella era anche più su, nella scala sociale. Esse ignoravano Carlo Albèri, Dick, suo padre, sua madre, la lampada poco pulita, la macchina da scrivere; erano simpatiche, vestivano tutte benissimo.

Gioconda assorbiva con voluttà il presente per dimenticare il passato, per distruggerlo, perchè non osasse tornar mai.