—Folco,—disse, volgendosi a suo marito.
Desiderava prolungar le ore di godimento, che l'allontanassero sempre più dalla casa bigiognola con le botteghe respiranti il tanfo del loro traffico vecchio.
—Folco,—disse,—dopo lo spettacolo, vorrei cenare….
—Ma certo, certo,—rispose Folco.—Ho molto piacere di vederti così ben disposta.
—È una buona idea!—approvò Ariberto.—Vi condurrò all'Abbaye; siete mai stati all'Abbaye?…
Allora la giovane sorrise anche a lui, un sorriso mite di gratitudine.
VI.
Tutta di qua.
L'ondata del piacere le passò accanto e per poco non la travolse.
Vide in quella cena all'Abbaye la vita parigina notturna, il ritrovo in cui le dame straniere dan di gomito a quelle che non sono dame; notò le eleganze spinte fino alla soglia della stranezza; una folla di donne in abito scollato, di uomini in abito nero, uno spumeggiar di calici, una profusione d'argenti, un ondular discreto di musica invisibile; sentì un fiotto di profumi discordanti salirle alle nari, impregnarle vesti e capelli.