Mangiò poco; non bevve quasi nulla; fingeva d'ascoltare ciò che dicevano i due uomini, Folco e Ariberto, il primo dei quali non aveva occhi se non per lei, e l'altro non vedeva nulla perchè aveva visto troppe volte lo stesso spettacolo o spettacoli consimili.

Ma gli sguardi di Gioconda seguivano con curiosità ciò che avveniva a questa e a quella tavola; faceva gran fatica a non rivolgersi per guardare anche le scene che si svolgevano alle sue spalle. Constatò con ingenua maraviglia che Ariberto conosceva tutti; prima di sedere aveva chiesto il permesso di salutare alcune dame ch'erano a una tavolata non molto discosto, e aveva finito per trovare amiche e amici a tutte le tavole.

La contessa lo vedeva inchinarsi, baciar la mano dell'una e dell'altra, dir qualche parola agli uomini, sorridere: gli chiedevano chi era la giovane signora e il gentiluomo che cenavano con lui; gli occhi dei commensali si posavano su Gioconda discretamente, ma non così di sfuggita ch'ella non comprendesse che si parlava di lei; era soddisfatta; il suo nome correva tra quella folla in cui erano rappresentati quasi tutti i paesi d'Europa.

—Voi incontrate il favore mondiale, cara contessa,—annunziò Ariberto nel tornare alla sua tavola.—Se mi sono attardato un poco, la colpa è più vostra che mia. Non c'è stato uno, non c'è stata una, che non mi abbia chiesto chi è la magnifica dama che Folco e io abbiamo l'onore di servire. Perfino la duchessa di Rejkiavik, la quale ha il difetto di spregiar tutte le donne che non siano mostri, ha dovuto confessare che siete ammirevole.

—Folco, disse Gioconda ridendo,—hai udito? sei contento della tua piccola moglie?…

Folco levò il capo a guardare intorno, per vedere la folla degli ammiratori.

—Se ti fa piacere il…. come ha detto Ariberto?… il favore mondiale,—rispose poi,—io sono certo contento: ma non avevo bisogno d'un plebiscito di questo genere per volerti bene….

Ariberto comprese che Folco Filippeschi era piccato, e mutò subito discorso.

Gioconda intuì a sua volta che Folco rammentava il giuoco di casa Dobelli, l'arte di risvegliar in lui la gelosia; e si morse le labbra. Ella sapeva ormai che invece di aizzar la passione e l'amore, come avviene nel cuore di quasi tutti gli uomini, la gelosia spegneva l'una e l'altro nel cuore di Folco.

—Mostratemi la duchessa di Rejkiavik,—ella pregò Ariberto.