—Sei tutta di qua!—ripetè Folco sorridendo.—Ora andiamo bene.
Tornò alla mente di Gioconda l'idea di stabilirsi a Parigi; ogni volta ch'ella si sentiva sfiorata dall'onda del tramestìo gaio, e poteva vivere la grande vita notturna, il suo cervello s'annebbiava. Era notata per la sua bellezza; ma pure accarezzando la sua ambizione femminile, gli omaggi e gli aggettivi dei giornali su quel tema non le bastavano. Voleva essere, come ella diceva, «distinta», fine, veramente signora.
E senza parere, studiava il portamento, l'atteggiamento, gli sguardi, i gesti delle grandi signore italiane, inglesi, russe, francesi, con le quali si trovava nelle sale dei teatri, nei luoghi di convegno alla moda. Non solo, in breve, non tormentava più Folco e Ariberto con una tempesta di domande attonite, ma sapeva apparir freddissima in pubblico, quasi indifferente agli spettacoli, come tutta la sua giovinezza fosse trascorsa nel fasto che non ha più nulla da desiderare, come ella tornasse da viaggi in cui aveva visto ogni cosa.
Così era «tutta di qua».
Folco se ne stupiva senza parlare; perchè non appena varcata la soglia della loro camera all'albergo, Gioconda traboccava di gioia, d'allegria, di spensieratezza; si accoccolava volontieri per terra, cantava a gola spiegata, sfrenava quasi selvaggiamente la furia delle domande; era per Folco solo, nella più soave intimità, la ragazza che camminava trasognata in un paese di incanti e aveva bisogno di aggrapparsi al braccio di lui per non vacillare.
Il marchese Puppi, il quale voleva bene davvero a Folco Filippeschi, e non sapeva ancora definire la contessa, oscillando a volta a volta fra i giudizi più contradditorii, seguitava a osservar la coppia: con curiosità Gioconda; con qualche timore Folco.
Egli non aveva potuto assodare se non che Folco Filippeschi era incappato fino al collo; buona cosa, giudicava Ariberto, in amore; temibilissima nel matrimonio. L'amore è breve: il matrimonio è eterno; l'amore è un episodio, il matrimonio è la vita; si può per un mese, per un anno rinunziare alla propria personalità, trascurare i propri interessi; non si può per la vita intera. Occorre che nel matrimonio l'uomo sia il padrone, quanto più gli è possibile amorevole e persuasivo; ma padrone.
Per ciò Ariberto Puppi non s'era ammogliato.
—È una «cuffia»!—egli disse a sè medesimo, per definire l'amore di
Folco verso Gioconda.
Una sera udì che un poco celiando, un poco da senno, la contessa avanzava l'idea di stabilirsi a Parigi; così abilmente, con tanta cautela, ch'egli rammentò certi topolini, i quali prima d'arrischiare una corsa alla luce sporgono il musetto, fiutano l'aria, drizzan le orecchie, volgono il capo di qua e di là; e non appena il silenzio e l'odore li rassicurano, via di galoppo, saltellando felici al sole, al vento.