Folco trasalì, come destato di soprassalto.

—Sì.—rispose, girando la testa a guardarla.—Lavoro un poco.

Gioconda avanzò di qualche passo.

—Lavorerai anche stasera?—seguitò.

—Se fosse possibile….

—Allora bisogna avvertire che le poltrone allo Châtelet sono libere,—disse Gioconda.

Folco si alzò, avvicinandosi a sua moglie. Aveva sentito nelle sue parole un malcontento, una freddezza, che gli riuscivano dolorosamente nuove.

—Ti dispiace?—interrogò.

—Non mi dispiace affatto,—rispose la contessa allontanandosi.

Aveva veduto sul tavolino la busta, le carte coi segni ch'ella odiava; tutta la sua vita brancolante di fanciulla povera dalla biancheria di cotone era balzata fuori come per magìa da quel baule, a rammentarle la cecità della fortuna.