Vicende.

La signora Delfina e il signor Piero Dobelli rimasero sbalorditi apprendendo da una conoscente chiacchierina che la contessa Filippeschi era da otto giorni a Milano. Dopo quattro mesi di assenza, da otto giorni a Milano, e non aveva avvertito la famiglia del suo arrivo, nè era andata a trovarla….

—Che cosa si fa?—chiese Delfina.

—Si fa finta di non sapere nulla, e si passa da casa sua,—rispose
Piero.

Uscirono: per abitudine, Delfina andava innanzi; veniva poi Piero; e da ultimo Dick, il quale essendo vecchio e grasso camminava piano, indifferente al viavai delle strade popolose come alla vista di altri cani, che gli davano una fiutata e tiravan via. Per riguardo a Dick, camminava piano anche Piero e camminava piano anche Delfina; i tre componevano il corteo della vita pacifica.

—Di questo passo,—osservò Piero,—arriveremo da Gioconda verso l'alba.

Si consultarono, diedero un'occhiata a Dick, il quale aveva bisogno di prendere una boccata d'aria, e decisero di noleggiare una carrozza. Dick si acconciò di malavoglia tra Delfina e Piero, perchè odiava le novità; e le passeggiate in carrozza erano in casa Dobelli tal novità, che Dick non ne rammentava due nella sua quattordicenne esistenza.

La contessa Filippeschi era in casa. Si fecero annunziare, mentre la cameriera apriva loro l'uscio del salotto. Attesero venti minuti.

Finalmente Gioconda comparve, con la sigaretta tra l'indice e il medio della sinistra.

La signora Delfina pensava di slanciarsele fra le braccia, ma l'espressione fredda di Gioconda la rattenne immediatamente. Più che fredda, era accigliata.