—Non discutiamo!—rispose.

—Perchè non vuoi piegarti all'evidenza?—insistette Folco.

—Ma che fosse amico tuo non ho mai dubitato!—esclamò Gioconda.—Dubito sempre che sia amico mio…. È un'impressione; potrò ravvedermi col tempo.

Folco entrò così agli stipendi della Casa Scotti. Non gli riuscì difficile impratichirsi di quel commercio; stette, come diceva Ariberto, sulla breccia, francamente, valorosamente. Quasi, ci si divertiva; non gli dispiaceva quel lavoro febbrile, che i primi giorni lo aveva stremato di forze; non gli dispiaceva quella sfilata di gente che trattava le futilità, le maglie di seta, gli oggettini leggiadri e inutili, con gravità pensosa; non gli dispiaceva, sopra tutto, guadagnarsi la vita. Pensava al bimbo che doveva nascere, e al piacere di potergli raccontare, un giorno, che papà vendeva le calze e i fazzoletti mentr'egli veniva alla luce.

Che cosa non avrebbe fatto per quel bambino di domani, per quel piccolo Manfredi o per quella piccola Lillia? Dov'erano le sue stolte ambizioni letterarie, l'illusione superba di conquistar l'alloro coi libri?… Folco ne sorrideva senza amarezza, come di sogni puerili. E mai non gli era parso che la festa fosse così dolce; che il riposo fosse così confortante, così lieto.

Andava a spasso con Gioconda la domenica, come un piccolo borghese, e qualche volta a teatro, nei posti popolari: egli abituato a tutte le squisitezze d'una esistenza ricca, godeva l'esistenza modesta del commesso, placidamente; non aveva occhi se non per Gioconda e non rammentava il lusso, i capricci, lo scialo d'un giorno, quasi non li avesse mai conosciuti. In verità, se lo stipendio fosse stato un poco più largo e gli avesse dato modo di curar meglio Gioconda, non lo avrebbe barattato con un patrimonio, perchè sentiva tutto l'orgoglio nobile della fatica, tutta la soddisfazione di lavorare per sua moglie e pel suo bambino.

Gioconda, in silenzio, dissimulando abilmente, soffriva.

Dopo quella prima visita al ritorno da Parigi, i suoi avevano appreso che Folco s'era dovuto acconciare a un posticino con modesto stipendio; che Gioconda aveva venduto manicotto e stola e tutti quanti i suoi oggetti preziosi, eccettuati l'anello nuziale e l'anello di rubino; che anche Folco aveva venduto libri, stampe, quadri; che s'erano ridotti in due camere mobigliate.

—Hai preso la via più lunga,—osservò la signora Delfina,—ma finisci per vivere come e peggio tu avessi sposato il pellicciaio….

—Distinguiamo!—interruppe il signor Piero, comprendendo che Gioconda era ferita dalle parole inconsciamente crudeli di sua madre.—Il conte Filippeschi è sempre il conte Filippeschi; e un giorno sarà ricchissimo.