—Che vuoi? È la razza. Come dice la divisa di casa Filippeschi?
—«Crolli il mondo».
—Bene; crollerà il mondo, ed esse rimarranno immobili.
Folco non osò insistere. Vedeva, ormai insuperabile ed eterna, la barriera che lo separava da sua madre e da sua sorella.
Tornato all'albergo, trovò Gioconda pallida, bella, nelle sue vesti nere, che tenendo tra le braccia la piccola Lillia, le susurrava parole carezzevoli. Sentì un vano impeto di ribellione.
A che tanto orrore della povera donna? Non era onesta e diritta come Giselda? Di quale colpa si poteva accusarla, se non d'avere accolto l'amore di lui e d'aver con lui sopportato bravamente le traversie della sua vita?
Egli leggeva ogni giorno negli occhi di Gioconda una domanda: «Mi vogliono?» E volgeva gli occhi altrove, non potendo rispondere.
Partì, quasi fuggì da Perugia non appena tutte le prescrizioni di legge furono compiute; lasciò l'ordine al notaio di vendere a mano a mano i poderi di sua proprietà; non sarebbe mai più tornato.
Quando furono in treno, nello scompartimento che aveva scelto perchè gli estranei non gli dessero di gomito in quell'ora inenarrabilmente malinconica, Folco s'avvide che Gioconda piangeva in silenzio.
Era ferita al cuore.