Ariberto ebbe un gesto di energico diniego.
—No, no; osservo io; non ci vuol molto. Ho visto, per così dire, nascere il vostro matrimonio e perciò noto con facilità i mutamenti…. Sono forse indiscreto?…
—Anzi; la tua amicizia non esisterebbe, se non fosse franca.
—E allora mi sembra che tu sia ingiusto con la contessa; parrebbe quasi che le tenessi il broncio per non so qual cosa….
Folco stette in silenzio un istante: poi disse a mezza voce, quasi confessasse:
—Che vuoi? Ho torto. Ma dalla scomparsa di mio padre, sono andato pensando e ripensando, e ho sentito che Gioconda è stata causa, involontaria ammettiamolo, di molti mali per me. Grazie al mio matrimonio, ho perduto la famiglia. Il papà è morto senza perdonare; mia madre e mia sorella sono inesorabili….
—Ma tu fai colpa alla contessa delle colpe altrui!—esclamò Ariberto.
—Ti ho già detto che ho torto,—rispose Folco.—Si ha sempre torto quando si ragiona col sentimento e non con la testa; tuttavia, se ne accettano lo stesso le conclusioni. Ho perduto dunque la famiglia; non più padre, non più madre, non più cognato. Ho perduto anche la mia città e la mia terra perchè, non volendo rimetter piede laggiù, tutti i miei beni saranno venduti man mano che l'occasione si presenta…. È molto, come tu vedi….
—È molto,—convenne Ariberto.—Ma la tua famiglia oggi è la contessa, è Lillia.
—Ho torto,—ripetè Folco,—Ma non ho torto sempre. Stammi ad ascoltare. Gioconda che è venuta meco a Perugia, sa bene, quanto me, quali sono state le conseguenze del matrimonio; per darle il mio nome, ho distrutto ogni cosa, ho abbandonato famiglia e amici, e città nativa: quando ne è stato il caso, ho lavorato umilmente….